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When our words make a difference

Updated: Apr 6

Italiano in fondo: 'A man was drowning in the lake near a little village. Many people around tried to reach out his hand in order to save him, shouting “Give me your hand! Give me your hand!...” But he seemed didn’t hear them, just continuing to flounder and to drown. 

A Wiseman, who was walking through the village, came near to the lake and asked to people “Who’s that man?” Someone answered “He’s a usurer…The most stingy man in our village!” The Wiseman went near the water, stretched out his arm and told him “Take my hand!” Immediately the stingy man grabbed the Wiseman’s hand and saved himself.’

From traditional Sufi tales


When our words make a difference

Everybody has an easiest way to imagine and to think. For some people, thoughts are something they “see”, as clear pictures or frames; for other people the “thinking processes” involve their voice (or “a” voice) talking in theirs’ mind (self-talk), or some physical sensations leading them, for example, to make a decision. Of course, every one of us “mixes” visual, auditory and kinaesthetic channels in our thinking process, and so everybody has a unique way to think and to “build” mental images. So, when we imagine something, we don’t involve only, or necessarily, our ability to visualize. We involve all our senses. And when we want to describe something using words able to evoke the most complete, felt image of it, in order to help other people imagine it, that is the process I define the creation of effective mental images, or mental imagery.


Mental images have an impact on our physiology. In fact, it seems that our brain doesn't distinguish between something which is happening for real and the same event being imagined thank to appropriate words able to evoke sensations and feelings. A good story teller can give you more goosebumps than a movie. Our body reacts to evoked stimuli as well as to "real", tangible stimuli to which we can be exposed through our environment.


Many of our psycho-physiological functions depend on our interrelation with the environment and the challenges it poses us. The first challenge we experience is gravity, and the gravity field in which we move.

Gravity is the "container" in which our life develops. Interestingly, the muscle fibers "designed" to deal with gravity are not controlled voluntarily, but rather respond to environmental stimuli. Not only physical stimuli coming from the "external world" (like the ground under our feet, or the sounds, shapes/light/colours/movement and smells which attracts our attention, bringing us to turn point to spatial directions towards which we orient ourselves), but also emotional stimuli, processed by our internal world.


These muscle fibres are the strongest, and are involved in supporting our own body weight during any kind of activity, as well as in tasks involving our endurance. The good news is that they seem responsive not only to tangible stimuli, like specific sensations and spatial directions, but also to mental imagery. In order to make this happen, we have to choose the appropriate words: words able to create mental images evoking the same kind of stimuli and sensations to which these muscle fibres would respond. But this is not obvious.


In fact, the effectiveness of specific words on our mind and body depends on our experience of the world. If the man who was drowning in the Sufi tale was a "giver", for sure he would have accepted the invitation to "give his hand" to those who tried to save him before the arrival of the Wiseman. The Wiseman was successful because he was able to find words belonging to the universe of the stingy man, used to "take" much more than to "give".

Of course we can be "takers" without being stingy, as well as we could be "givers" even if we are not magnanimous. There is no "better" and "worse", and no judgment related to being a "giver" or a "taker". We could have been developed an attitude to "give" or take" - not even necessarily related to material belongings - just because of our education. But anyway it's interesting to understand which one of these two "programs" would work best for us.


The world of words and language is fascinating, and the way our brain reacts even more. A word can act as a magical key: it can open a door, or close it, depending on our personal experience of the world.


Would you rather give me your hand or take mine?


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Quando le nostre parole fanno la differenza


'Un uomo stava annegando nel lago vicino a un piccolo villaggio. Molte persone intorno gli tendevano la mano la mano per salvarlo, urlando “Dammi la tua mano! Dammi la tua mano! "... Ma sembrava che l'uomo non li sentisse, e continuava ad agitarsi annaspando, e ad annegare. Un Saggio, che stava passando per il villaggio, si avvicinò al lago e chiese alla gente: "Chi è quell'uomo?" Qualcuno rispose: "È l'usuraio... L'uomo più avaro del nostro villaggio!"

Allora il Saggio si avvicinò all'acqua, allungò il braccio e gli disse: "Prendi la mia mano!" Immediatamente l'avaro afferrò la mano del Saggio e si salvò.' Dai racconti tradizionali Sufi

Ognuno ha un modo più semplice per immaginare e pensare. Per alcune persone, i pensieri sono qualcosa che "si vedono", come immagini chiare, quadri o fotografie; per altre persone i "processi di pensiero" coinvolgono la loro voce (o "una" voce) che parla nella loro mente (self talk) o alcune sensazioni fisiche che li portano, ad esempio, a prendere una decisione piuttosto che un'altra. Naturalmente, ognuno di noi "mescola" i canali visivo, uditivo e cinestetico (legato a tatto, gusto e olfatto) nel nostro processo di pensiero, e quindi tutti hanno un modo unico di pensare e "costruire" immagini mentali. Quindi, quando immaginiamo qualcosa, non coinvolgiamo solo, o necessariamente, la nostra capacità di visualizzazione. Coinvolgiamo tutti i nostri sensi. E quando vogliamo descrivere qualcosa usando parole in grado di evocare l'immagine più completa e "sentita", al fine di aiutare altre persone a immaginare la stessa cosa, questo è il processo che definisco come creazione di immagini mentali efficaci o mental imagery. Le immagini mentali hanno un impatto sulla nostra fisiologia. In effetti, sembra che il nostro cervello non distingua tra qualcosa che sta accadendo per davvero e lo stesso evento immaginato grazie a parole appropriate in grado di evocare sensazioni e sentimenti. Un buon narratore può trasmetterci più "pelle d'oca" di quanto faccia un film. Il nostro corpo reagisce agli stimoli evocati come agli stimoli "reali" e tangibili ai quali possiamo essere esposti attraverso l'ambiente. Molte delle nostre funzioni psicofisiologiche dipendono dalla nostra interrelazione con l'ambiente e le sfide che ci pone. La prima sfida che affrontiamo è costituita dalla gravità e dal campo gravitazionale in cui ci muoviamo. La gravità è il "contenitore" in cui si sviluppa la nostra vita. È interessante notare che le fibre muscolari designate per far fronte alla gravità non hanno bisogno di essere controllate volontariamente, ma rispondono piuttosto agli stimoli ambientali. Non solo stimoli fisici provenienti dal "mondo esterno" (come il terreno sotto i nostri piedi, o i suoni, le forme / la luce / i colori / il movimento e gli odori che attirano la nostra attenzione, portandoci a dirigerci verso le direzioni spaziali attraverso le quali ci orientiamo), ma anche stimoli emotivi, elaborati dal nostro mondo interno. Queste fibre muscolari sono le più forti e sono coinvolte nel sostenere il nostro peso corporeo durante qualsiasi tipo di attività, nonché nei compiti che coinvolgono la nostra resistenza allo sforzo. La buona notizia è che sembrano rispondere non solo a stimoli tangibili, come sensazioni specifiche e direzioni spaziali, ma anche a immagini mentali. Per far sì che ciò accada, dobbiamo scegliere le parole appropriate: parole in grado di creare immagini mentali che evocano lo stesso tipo di stimoli e sensazioni a cui queste fibre muscolari risponderebbero. Ma questo non è scontato. In effetti, l'efficacia di parole specifiche sulla nostra mente e sul nostro corpo dipende dalla nostra esperienza del mondo. Se l'uomo che stava annegando nel racconto Sufi fosse stato un "donatore", una persona generosa o abituata a dare, anziché un usuraio, di sicuro avrebbe accettato l'invito a "dare la sua mano" a coloro che cercavano di salvarlo prima dell'arrivo del Saggio. Il Saggio ebbe successo perché riuscì a trovare parole appartenenti all'universo dell'uomo avaro, un usuraio abituato quindi a "prendere" (o a ricevere) molto di più che a "dare". Ovviamente possiamo essere persone che amano "ricevere" senza essere avari, così come potremmo avere una propensione al "dare" anche se non siamo magnanimi. Non esiste un "meglio" e un "peggio" e non si tratta di dare un giudizio relativo all'essere più familiari con il "dare" o col "prendere/ricevere". Potremmo aver sviluppare l'attitudine a "dare" o "ricevere "- nemmeno necessariamente legata a cose materiali - anche solo relativamente all'educazione che abbiamo ricevuto. La cosa interessante é capire quale di questi due" programmi" funzionerebbe meglio per noi. Il mondo delle parole e del linguaggio è affascinante e il modo in cui il nostro cervello reagisce lo é ancora di più. Una parola può agire come una chiave magica: può aprire una porta o chiuderla, a seconda della nostra esperienza personale del mondo. Preferiresti darmi la tua mano o prendere la mia?


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